Le Cappelle

Cappella I – L’INCORONATA [+] Espandi
 

Venne costruita sulla roccia a sud del Santuario, in posizione più elevata rispetto al medesimo ed orientata verso il Monte Carciago per consentire ai pellegrini che sostano presso il porticato la vista del Lago Verbano.

La struttura compositiva del monumento deriva da una pianta a base esagonale, cui si aggiungono altri lati sulle fronti principale e secondaria: in tal modo il volume appare originato da una base decagonale, mentre gli spicchi della volta a padiglione, tra loro diseguali, si corrispondono a coppie opposte.

Dunque lo schema progettuale è complesso  ed originale per i Sacri Monti, anche se pare desunto dall’oratorio attiguo all’Arco di Ingresso del Sacro Monte di Varese (al quale peraltro fra riferimento la dedicazione della cappella).

Le opere di restauro della copertura, compiute nel 1988, hanno consentito di comprendere che l’attuale porticato sostituì un’analoga struttura di minori dimensioni, poiché sono apparse nel sottotetto le tracce delle volte originarie.

Al volume della cappella parve dunque opportuno applicare nel secolo scorso l’enfatico portico esistente, impostato su tre volte a crociera ed alte colonne granitiche, che si impone rispetto all’edificio nella percezione degli esterni.

La funzione che il monumento ebbe di ricoverare i pellegrini e, al tempo stesso, di prepararli attraverso i sacramenti (conteneva molti confessionali, secondo le descrizioni) sembra escludere l’interno di rappresentare con la statuaria un episodio biblico di vasto respiro; soltanto il vano absidale fu occupato pertanto da un gruppo di statue applicate alla parete, con l’Incoronazione della Madonna per opera della Trinità, sospesa tra nuvole e angeli: la composizione è dovuta ad un ignoto plastificatore locale.

Di maggiore interesse appaiono i profeti e i dottori della Chiesa in terracotta dipinta collocati nelle nicchie dell’invaso, che sono coevi alla analoga sistemazione data dal Bussola nel Santuario del Monte Calvario di Domodossola.

Li elenchiamo, in senso orario: San Tommaso d’Aquino, Sant’Agostino, San Gerolamo, San Gregorio, Davide, Daniele, la profetessa Anna, Isaia.

Cappella II – SAN GIOVANNI BATTISTA [+] Espandi

Fu realizzata negli stessi anni nei quali si eresse la cappella dell’Incoronazione, ed è posta a breve distanza dal Santuario, sul lato di ponente.

Una cella a base ottagonale è racchiusa da un porticato che ne dilata le forme, consentendo ai pellegrini di compiere il periplo della medesima a livello sopraelevato rispetto al terreno; l’alto zoccolo celava, sotto alla pavimentazione, una cisterna d’acqua, e ciò fornisce un’idea delle dimensioni della frequentazione. Il tiburio è sormontato da una leggera lanterna traforata, mentre l’ordine perimetrale e l’altezza d’imposta degli archi conferiscono all’edificio l’aspetto di una struttura di matrice classica, destinata ad affermarsi con forza nell’ambiente circostante (la si confronti con la cappella 12 di Belmonte, che traendo origine dallo stesso modulo geometrico, si espande invece nel bosco integrandosi con la vegetazione). Il modello discende dalla cappella 8 di Orta, e prima ancora dalla manualistica rinascimentale; fu ripreso anche a Varallo, Crea, Domodossola e Arona con tutte le possibili varianti manieristiche e barocche.

Tuttavia il San Giovanni di Ghiffa sembra derivare in modo più diretto dalla cappella 13 di Varese, conclusa dal Bernasconi nel 1623, cui peraltro rimanda il bel disegno della lanterna: l’architettura del Sacro Monte lombardo sembra dunque un riferimento costante per la Trinità nel Seicento. La statuaria contenuta rappresenta il Battesimo di Cristo sulle rive del Giordano, in presenza del Padre che assiste dal Cielo. La cappella fu oggetto di lavori di restauro negli anni Sessanta, quando per la scarsità dei mezzi si preferì sostituire la copertura in pietra beola con un semplice manto di ardesia: è in programma il ripristino della pietra locale.

Cappella III – ABRAMO [+] Espandi

All’inizio del Settecento è testimoniata la presenza di una cappella in modum crucis, che segna l’abbandono delle piante centrali del tardo manierismo impiegate nelle cappelle precedenti. Lo schema spaziale deriva dalla croce greca e i riferimenti sono costituiti dai modelli barocchi e tardo barocchi delle cappelle 9 e 13 di Orta. Il corpo centrale è coperto a vela, mentre tre corte absidi si innestano, voltate a botte.

Le due absidi a pianta semiottagonale, disposte sull’asse trasversale, sembrano indicare il proposito di articolare la statuaria in tre scene distinte, percepibili dall’ingresso e dalle due piccole finestre laterali, o forse di suddividere in tre episodi la rappresentazione. La statuaria, collocata in tempi successivi, si avvalse tuttavia di uno schema semplificato, con un solo gruppo posto nell’abside maggiore e due statue di profeti in nicchie situate sui lati; lo spazio si rivelò pertanto sovradimensionato rispetto alla realizzazione, ed i pellegrini poterono accedere all’interno dell’edificio. L’ignoto scultore appare non privo di una certa genialità: Abramo è prostrato di fronte a tre melodrammatici angeli che materializzano la Trinità (“tre vidit et unum adoravit”); le membra dei personaggi sono talora eccessivamente deformate, anche perché l’autore non ebbe modo di frequentare accademie o botteghe milanesi. Tuttavia la composizione nel suo insieme possiede un certo interesse artistico e merita un accurato intervento di conservazione.

Lo scenario inoltre è formato da un improbabile giardino naif e da una quinta inserita con disinvoltura nell’incasso absidale, rappresentante una casa con plastici trompe l’oeil alle finestre. Le opere di restauro della copertura, recentemente concluse, hanno rivelato l’esistenza di una struttura di eccezionale invenzione statica nel sottotetto, purtroppo inaccessibile ai visitatori: la bella lanterna barocca (derivata dai modelli varesini) è retta da due arconi diagonali in muratura, tra loro incrociati e indipendenti dalle volte, che poggiano sugli spigoli del prisma centrale. In corrispondenza degli archi che scaricano la spinta della volta a vela, quattro capriate lignee reggevano inoltre, nel sottotetto, i colmi relativi alle coperture delle absidi, collegati in corrispondenza dell’asse verticale dell’edificio e quindi attraverso al muratura della lanterna stessa, senza tuttavia appoggiarsi ad essa. In tal modo le due strutture, tra loro compenetrate ma indipendenti, lavoravano senza interferire staticamente, mentre il carico della copertura contrastava validamente le spinte delle volte. Con i lavori di restauro le orditure superstiti sono state mantenute, ripristinando il sistema secondo la configurazione originaria, che non risulta essere stata impiegata presso altre cappelle nei Sacri Monti piemontesi: infatti le coperture delle cappelle VIII e XIII di Orta, dove la lanterna è retta in modo analogo da costoloni diagonali, si avvalgono di orditure tradizionali per reggere il manto del tetto, gravanti sugli archi medesimi.

 

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