La presenza presso il Sacro Monte di Ghiffa dell’immagine della Trinità triandria

La presenza presso il Sacro Monte di Ghiffa dell'immagine della Trinità triandria è la ragione che ha ispirato l'idea di organizzare un simposio di studio che a partire da questa iconografia prendesse in esame i legami storici, artistici, teologici e religiosi in senso più ampio, in un mondo dove i valori delle religioni rappresentano oggi materia di conoscenza e di scambio culturale in contrapposizione ad una visione spesso massimalista.

Ad impreziosire il tema Trinitario di Ghiffa è stata poi la scoperta fatta nel corso del restauro del paliotto dell'altare della SS. Trinità nell'ottobre 2005. Nel corso dei lavori di rimozione del grado del paliotto, è ricomparso a completarne il disegno, un quarto volto di Cristo certamente coevo all'affresco. Il viso di Cristo è giovanile, non sofferente ma con il capo coronato di spine, posto all'altezza del tabernacolo e raffigurato sul fazzoletto della Veronica.

Il Sacro Monte di Ghiffa nel suo contesto accoglie all'interno del Santuario e delle tre Cappelle edificate varie rappresentazioni del mistero dell'unità e trinità divina, raffigurato in diversi modi. Ne possiamo distinguere tre fra le più significative: la Trinità rappresentata tramite tre persone uguali e distinte, probabilmente la più diffusa anteriormente al secolo XVII; la Trinità rappresentata tramite tre figure distinte e differenti, è presente presso il Sacro Monte in forma di bassorilievo su una delle tre campane del Santuario nella forma canonica del Trono di Grazia, la raffigurazione del Padre che tiene tra le braccia la croce su cui si trova il Figlio, sovrastato dalla colomba dello Spirito Santo; infine sempre nella forma canonica più usuale, vi è la raffigurazione del Padre Eterno in genere raffigurato come anziano, il Figlio unigenito che può essere rappresentato dopo la sua incarnazione come forma umana di Cristo (trionfante o in altri atteggiamenti legati alla sua vita terrena); infine lo Spirito Santo rappresentato mediante il simbolo della Colomba.

Accanto a queste raffigurazioni ci è parso stimolante cercare un confronto con altre rappresentazioni iconografiche particolari e verificarne la presenza sul territoriale provinciale delle province di Novara e del Verbano Cusio Ossola, ma anche del Canton Ticino e della vicina Lombardia divisa solo dalle acque del lago Maggiore. Abbiamo così esaminato altre iconografie; ad esempio la Trinità rappresentata tramite una figura a tre teste o una testa a tre volti (vu/tus trifrons): il primo tipo, molto raro, il secondo più comune, entrambi però presto rifiutati dalla Chiesa per la loro "mostruosità" e per il richiamo a figure idolatriche di origine pagana.

 

Non dimentichiamo per quanto attiene il Sacro Monte di Ghiffa, l'importanza di "ordinare" gli eventi storici che hanno caratterizzato la realizzazione di un Sacro Monte in un luogo (un colle) dove verosimilmente era presente fino dai tempi più antichi un'area di culto precristiano, destinata a tramandare inalterata la sua sacralità anche successivamente (fra' Paolo Morigia nel 1603 testimonia che "da ogni parte accorrono le genti al miracoloso monte").

Ricordiamo, solo come accenno, il quadro storico complessivo a cavallo tra i secoli XVI e XVII, contrassegnati dalla divisione del mondo cristiano tra Riforma protestante, Riforma cattolica e Controriforma. Dopo il Concilio di Trento, il modello del Sacro Monte di Varallo viene riproposto nei territori della Diocesi milanese e lungo l'arco alpino occidentale; tra questi e ad imitazione in particolare dei Sacri Monti di Varese e di Orta sorge anche quello di Ghiffa. I complessi monumentali più recenti hanno poi riproposto, in genere accanto ai temi tradizionali, contenuti artistici e architettonici innovativi.

L'affresco della SS. Trinità di Ghiffa rappresenta pur tuttavia un motivo pittorico della fede cattolica che andava ad essere abbandonato, ma nello stesso tempo usciva dal contesto tradizionale e ufficiale della Chiesa. La costituzione Solicitudini nostrae di papa Benedetto XIV, 1 ottobre 1745, disponeva la censura di quelle immagini trinitarie contrarie alla dottrina cattolica. Benedetto XIV, dopo avere valutato gli aspetti di ortodossia di questo simbolo iconografico, in realtà si astenne dal condannare l'immagine trinitaria del "typo" Tres vidit et unum adoravit, sia perché preesistente alla Bolla ma specialmente perché l'effige rappresenta solo analogia e non realtà teologica. Dicevamo dell'interesse di ordinare la storia del Sacro Monte di Ghiffa sino dalla sua genesi.

 

Recenti approfondimenti su due pergamene dell'Archivio Capitolare di S. Vittore d'lntra del secolo XII, la prima del 1175, la seconda del 1180, desunte dalla bibliografia dello storico intrese Carlo Mliller, Possedimenti del Monastero vecchio di Santa Maria di Pavia in Valle Intrasca (anni 1175-1180), Milano, Archivio Storico Lombardo, 1903 – storia del monastero ampiamente documentata nel volume Storia di Pavia, volume Il, l'Alto Medioevo, della Società Pavese di Storia Patria a cura della Banca del Monte di Lombardia, anno 1987 – stimolano a ricercare nell'area del Sacro Monte di Ghiffa possibili antichi beni posseduti dal monastero di Pavia nelle zone della valle Intrasca.

Una provocazione che si ritiene possa essere girata come spunto agli studiosi del convegno, non senza una ragionata cautela; in effetti, delineate le vicende di storia tra i possedimenti di Pavia e della Valle Intrasca citate nei documenti, si giunge alla lettura della pergamena del 1175 che ha per oggetto la consegna giurata dei fondi e diritti inerenti a favore delle monache del monastero di Pavia, contro i soprusi si suppone dei conti di Castello che in quel tempo andavano usurpando beni e privilegi.

Tale pergamena ci consente di conoscere la consistenza e la situazione dei beni posseduti in queste zone dal monastero vecchio pavese, il quale, come risulta dal documento citato, aveva "mansi" o poderi nei luoghi di Campo, di Arizzano, di Caronio e di Frino.

La pergamena datata 1180 ci informa viceversa che, per una qualche ragione sconosciuta, non più tardi di cinque anni dopo, le monache si sbarazzano di ogni cosa, alienando tutti i loro averi in Valle Intrasca a Pietro, prevosto della chiesa di S. Vittore d'lntra e per mezzo suo, al Consorzio della pieve intrese.

Un ultimo contributo per un inquadramento di carattere generale, che si ritiene utile porre all'attenzione del congresso, è il richiamo storico al territorio di Ghiffa. Ghiffa, pur avendo risentito dell'influenza borromaica nell'impulso spirituale e religioso della Controriforma, presentava la singolare caratteristica di essere lontana per pochi chilometri dall'influenza diretta del Ducato di Milano anche se politicamente il territorio rientrava nei domini milanesi tramite il "contado" di Angera. La degana di S. Maurizio, di cui Ghiffa faceva parte, fu svincolata dal contado di Angera e dal podestà di Intra nel 1447, passando in possesso del casato dei Morigia. Passava cioè da una dipendenza territoriale di Milano ad un controllo indiretto tramite la famiglia dei feudatari.

L'infeudazione della famiglia Morigia perdura per ben tre secoli, dal 1447 al 1744 quando in seguito al trattato di Worms il feudo sarà ceduto al Regno Sabaudo; bene, l'edificazione del Santuario prima e delle cappelle del Sacro Monte successivamente si inserisce in questo arco di tempo, in presenza di una situazione caratterizzata da un continuo processo evolutivo di un luogo meta di grande devozione popolare e di continuo incremento di pellegrini.

 

Claudio Silvestri

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