Il Santuario

Il Santuario fu edificato sulle mura di un antichissimo Oratorio con abside posta a nord ovest, il cui impianto tardo romanico è stato scoperto nel corso dei lavori di rifacimento della pavimentazione della chiesa nel 1993; ciò consente di formulare l'ipotesi circa l'edificazione intorno al XII-XIII secolo e di un suo primo ampliamento nel corso del secolo XVI, con la realizzazione della parte ove è presente l'affresco della SS. Trinità sul lato verso il lago.

Si giunge così all'ipotesi ricostruttiva del 1590 quando al corpo centrale potrebbe essere stato aggiungo il portichetto aperto sul lato sud ovest, utilizzando il materiale di spoglio del primitivo oratorio (in particolare, ancora oggi si notano le rudimentali colonne in pietra con capitelli paleocristiani). Gli ulteriori rimaneggiamenti consentono di formulare l'ipotesi costruttiva che va dagli anni 1606-1617.

Il corpo più antico – crollato o ritenuto ormai insufficiente – viene sostituito da navata unica con copertura ad uguale altezza per tutto il fabbricato, viene aggiunto un volume (sacrestia) sul lato verso il lago e vengono chiusi gli archi e la facciata del portichetto posticcio (si possono infatti notare ancora oggi i segni di imposta delle arcate).

Nel 1646 viene aggiunta la torre campanaria, più bassa dell'attuale, con annesso rifacimento della sacrestia in quanto il campanile andava ad occupare, in posizione nord est, il precedente corpo di fabbrica più ridotto.

Nel 1659 il campanile veniva elevato all'altezza attuale. In una recente visita alla sua sommità si è potuto constatare che la più antica delle tre campane in bronzo è datata 1728 (ciò ci consente di affermare che la primitiva campana non era comunque originale a meno che il campanile stesso non fosse stato dotato di campane per circa settanta anni, cosa assai improbabile).

Infine l'ipotesi di ricostruzione posta agli inizi del '700 mostra il nucleo più antico del Sacro Monte ultimato, a cui non era ancora stato aggiunto il porticato antistante la facciata del santuario.

Circa la conduzione del santuario, è interessante riprendere quanto scritto dal sacerdote Achille Brusa (fine Ottocento), il quale, a proposito della fabbriceria, sosteneva essere consolante vedere che i fabbricieri tenevano in gran conto le cose di valore che appartenevano al loro paese; di tutt'altro avviso era stato il vescovo Cesare Speciano nella sua prima visita pastorale in valle Intrasca e alla Trinità, nel 1590. Il vescovo Speciano, attraverso il suo delegato, in una bozza dell'ordine di visita (del documento esistono due versioni, la prima bozza in italiano e la  stesura definitiva ufficiale in latino) "bacchetta" i fabbricieri con autorevoli rimproveri: contesta loro di "reputarsi così padroni della chiesa e delle elemosine da usarle come fossero cose loro private senza fare partecipi quelli che ne sanno più di loro", aggiungendo che "per l'interesse della chiesa stessa le questioni prima vanno trattate con il canonico titolare di San Maurizio e, sentito i I suo parere, dovendo questi prendere decisioni, egli ne parli a sua volta con il Vicariato Generale" (cioè con il vescovo medesimo).

A cavallo fra la fine del secolo XVI e gli inizi del XVII è documentata la volontà popolare di costruire una nuova chiesa in sostituzione di quella antica ritenuta oramai insufficiente, visto il grande afflusso di pellegrini al monte. Nel 1605 iniziarono i lavori al santuario e ciò avvenne nonostante la curia vescovile intendesse far completare anzitutto i santuari di Varallo e di Orta. Ma la devozione e la determinazione dei ghiffesi l'ebbero vinta, tanto è vero che nell'arco di poco più di un decennio la struttura architettonica del santuario fu portata a termine.

Un altro documento in parte inedito, le Notizie storiche intorno a San Maurizio e sue frazioni, raccolte dal sacerdote Giuseppe De Cartis nell'anno 1841, riscritte dal fratello Ferdinando, testimonia le vicende legate a questo luogo. Tra le altre notizie si racconta che nel santuario si celebrava in pompa magna la festa dedicata alla SS.Trinità e le ricorrenze delle due successive domeniche. In queste tre domeniche si svolgevano particolari funzioni religiose comprensive dell' indulgenza plenaria.

Nella cappella dell'incoronazione della Beata Maria Vergine (detta dell'Incoronata, 1647), si trovavano sistemati cinque confessionali e venivano utilizzati per ascoltare le confessioni dei fedeli proprio in occasione delle tre domeniche dedicate alla SS. Trinità. Si narra del grande afflusso di pellegrini al santuario della Trinità dalla Valtravaglia, Intra, Pallanza, 5una, Oggebbio, Cannero e Vall'lntrasca anche in considerazione della facoltà demandata ai confessori dei casi riservati e di indulgenza plenaria.

Ancora a proposito della pratica dell'indulgenza plenaria, l'arciprete Ceretti, nella seconda metà dell'Ottocento, aggiunge che viste le diavolerie che venivano confessate, la gente del posto usava nominare quel posto Cappella d'uldiavul. Ma lo stesso arciprete Ceretti ricorda anche che nella prima domenica si pregava il mistero della SS.Trinità e nella stessa quando il tempo lo permetteva, o in una delle domeniche successive, si usava fare offerta al santuario soprattutto da parte dei benestanti per mantenere lustro e un certo decoro. Nel registro della fabbriceria, conservato presso l'archivio parrocchiale di San Maurizio, sono elencate le iniziative quotidiane del Sacro Monte, con la distinta anno per anno, a partire dal 1842 al 1876, delle feste che si svolgevano, della gestione dell'osteria divenuta poi ristorante e dei rapporti fra la fabbriceria e il comune di San Maurizio: vicende di fede popolare e di iniziativa sociale. Fa parte della storia del luogo la vicenda dell'angelo della cappella del Getsemani.

La cappelletta dell'orto del Getsemani (edificata intorno al 1930 a tamponamento del porticato ad archi, primo rimaneggiamento successivo alla demolizione del primitivo oratorio) è affiancata al santuario e al suo interno è rappresentato Cristo in preghiera nell'orto degli ulivi che contempla un angelo. Lo scultore tedesco Hermann Pohlmann, in visita al monte nel 1993, rimase talmente stupito dalla bellezza espressiva della statua in gesso dell'angelo che volle realizzare un gruppo di statue (da un calco in gomma e silicone e quindi in fusione in ghisa) copia perfettamente fedele dell'Angelo della Trinità, esposte poi in Adalbertplatz a Wilhelsmshaven. L'artista aveva colto il significato intrinseco dell'espressione delle mani nell'atto una di ricevere e l'altra di donare.

Platani e tigli secolari costituiscono la coreografia dell'area sacra. Il platano simboleggia con la sua longevità, la sapienza, e non ha timore del caldo perché le sue foglie rimangono sempre verdi, negli anni di siccità le sue profonde radici gli consentono di rimanere vitale di produrre i suoi frutti.

Il tiglio rappresenta la figura umana ben radicato in terra e con i rami rivolti al cielo, immagine del mondo terreno e di Dio che concilia il mondo terreno e il mondo celeste.

Maria Vergine fu pensata come "albero della vita", benedetta dallo Spirito Santo. La stessa croce di Gesù Cristo deriva dall'albero, simbolo della Redenzione. Altro elemento caratterizzante il Sacro Monte è la pietra. Nella simbologia cristiana la pietra rappresenta la pena della lapidazione con la quale gli Ebrei condannavano i blasfemi. Il senso della pena capitale mediante lapidazione attraversa la storia della cristianità e più raramente in senso figurato nell'atto di contrizione battendosi il petto con una pietra.

La pietra come segno di potenza divina; la pietra angolare divenuta elemento fondante della Chiesa costruita dagli Apostoli; la pietra prima informe e nera, poi divenuta levigata e candida con il Battesimo. L'ascesa al monte, fatto di roccia, rappresenta il cammino dell'umanità verso la casa del Signore.

Si sa dell'evoluzione architettonica del Sacro Monte, limitata peraltro a soli tre edifici sacri significativi oltre al santuario: la cappella dell'incoronazione della Beata Vergine Maria; la cappella del battesimo di Gesù da parte di Giovanni Battista; la cappella del patriarca Abramo in visione dei tre angeli.

Alcuni studiosi moderni sostengono la tesi della probabile esistenza di un progetto architettonico più ampio che prevedeva una decina di cappelle o più, mai portato a completamento per ragioni pressoché sconosciute.

Recentemente si è affacciata l'ipotesi secondo la quale il mistero della Trinità rappresentato al Sacro Monte di Ghiffa, raggiunge la sua massima espressione nell'edificazione delle tre cappelle, costituendo in tal senso un unicum per quanto concerne il tema trinitario.

Le altre costruzioni, tardive rispetto al complesso storico secentesco, concludono (ad ogni buon conto) lo schema urbanistico del Monte e consolidano l'armonia ambientale del luogo.

Questa è la ragione di fondo che ha fatto leva sulla istituzione del Sacro Monte a Riserva Naturale Speciale, con legge istitutiva del 1987. Rivisitando per cenni le vicende del Sacro Monte abbiamo potuto verificare come da sempre i responsabili della conservazione del Monte si siano battuti con grande animo per la manutenzione dei preziosi monumenti.

Vi sono stati anche decenni bui, di quasi completo abbandono. Finalmente con i primi interventi di restauro da parte del comune di Ghiffa a partire dai primi anni Novanta del secolo scorso, si è nuovamente consolidata quella tradizione di rispetto e di popolare dedizione al Monte.

 

Oggi il complesso monumentale è recuperato pressoché integralmente. Sono stati molteplici gli interventi di restauro conservativo secondo una metodica dettata anche dal buon senso, cioè iniziando dalle coperture (rifacimenti di tetti in piode, chiusura delle infiltrazioni di acque meteoriche) per poi passare alle parti artistiche in stato di maggiore degrado. Le operazioni di restauro degli elementi artistici e di quelli architettonici si sono moltiplicati con il passare degli anni, merito della Regione Piemonte e di altri importanti enti pubblici che hanno sempre garantito finanziamenti necessari per gli appalti.

A mano a mano che si analizzavano le problematiche del Sacro Monte, ci si accorgeva che l'area monumentale non poteva essere disgiunta dalle altre realtà all'interno della Riserva Naturale, il cui vissuto storico e popolare (antichi sentieri di collegamento, le cappellette devozionali, il bosco, i massi coppellati, antichi manufatti, gli usi civici e così via) consentivano di progettare interventi e iniziative riguardanti tutto il territorio protetto, pensando ad un unico grande progetto di recupero ambientale.

La possibilità di operare all'interno di un'area sufficientemente vasta e varia nel suo sviluppo territoriale e di rara bellezza ambientale ha favorito il raggiungimento di risultati importanti che riteniamo stimolanti e documentano la metodologia di gestione intrapresa e la ricerca di valorizzazione del patrimonio ambientale.

Lo scopo fondamentale è stato quello di creare le basi per un utilizzo della Riserva in linea con i principi istitutivi, nel rispetto delle tradizioni e delle volontà popolari, con lo sguardo rivolto alla società che cambia rapidamente indirizzi, le cui economie devono essere seguite con attenzione. Il concetto stesso di ambiente è mutato rispetto a pochi anni fa e il modo di vivere il tempo libero va visto in un'ottica più attuale. Contemporaneamente al recupero della zona monumentale, si è provveduto a dotare il Sacro Monte dei necessari servizi pubblici e di una zona attrezzata nell'immediata vicinanza monumentale (la cosiddetta zona feste). Sono state realizzate anche altre aree attrezzate con tavoli nel verde del!' Area Protetta al fine di soddisfare le diverse esigenze di fruizione da parte dei visitatori.

© Copyright Ente di Gestione dei Sacri Monti 2013. All rights reserved.